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Pubblicato il Febbraio 16, 2019 da Gladiator Mania Sandali Moda Dell'estate 2015È XZiuOPkT Luigi LocatelliNude Heels Kurt Geiger Krackle 5ARj43Lq

So Long, My Son (Di Jiu Tian Chang) di Wang Xiaoshuai. Con Wang Jingchun, Yong Mei, Qi Xi, Wang Yuan, Du Jiang. Competition.
Tumbled Akyn022f0fcs Tour Clarks Morse Donna Sandali Leather Black 6IfY7gbyv Sarebbe un film enorme, se non fosse per il finale troppo apparecchiato e prevedibile. Tre ore e più di una saga familiare che interseca vite di gente qualunque con la storia della Cina popolare, dalla sciagurata rivoluzione culturale al capitalismo senza democrazia di oggi. Una coppia, un figlio perduto, amori e tradimenti. Il passato che ritorna con i suoi traumi, anzi non se n’è mai andato via. Un melodramma girato con il rigore del cinema più autoriale. Alla fine lacrime e applausi convinti. Voto 7 e mezzo
L’applauso più lungo e convinto di tutte le proiezione stampa, battendo perfino il piacionissimo macedone Petrunya. L’ultimo film del concorso e uno dei più belli. Da piazzare sul podio, dopo Adidas Forest Sportive Bambino Cg6801 C Verdi Scarpe Groove nOkP0wGrace â Dieu e Synonymes. Tre ore e cinque minuti di una saga familiare cinese volutamente tortuosa – si passa da un periodo all’altro, si va avanti e indietro nel Novecento senza segnaletica, senza una didascalia, in una fluidità ipnotica ma spossante per lo spettatore costretto a mettere insieme le tessere del puzzle – che è anche un atttraversamento delle svolte cruciali della Cina popolare, le follie e le deportazioni della rivoluzione culturale pilotata da Chang Ching, il clima di delazione imoerante, la politica costrittiva del figlio unico, l’irruzione più tardi dell’economia di mercato in un sistema rimasto politicamente marxista e illiberale, la crisi e la chiusura delle fabbriche di stato, l’occidentaizazione almeno apparente dei consumi e il benessere collettivo. Un film sulla memoria, sul passato che ritorna anzi non se n’è mai andato via. E i traumi, le colpe, le viltà ai tempi del controllo del partito unico sulle vite e le coscienze.
In una città desolata della Cina interna una coppia perde per annegamento il proprio figlio, l’unico. Ne resternno segnate per sempre la loro vita e quella del nucleo di amici e colleghi loro vicini. Magnificamente girato, con una costruzione delle inquadrature e un senso dello spazio schermico magistrali. Un melodramma, un feuilleton irresistibile e travolgente, con figli perduti, figli adottati e ribelli, figli extramatrimonio, figli afflitti dal senso di colpa. Amori e tradimenti. Sì, melodramma scatenatissimo, ma raffreddato e composto in uno stile di inesorabile perfezione estetica, nei modi di un cinema formalmente perfetto. Con al centro, insieme al tema delle memoria e del passato, quello della maternità e paternità, dei figli come proprio destino e lascito. Un desiderio primario, insopprimibile, che il partito cerca di controllare attraverso gli aborti forzati (ed è una delle parti più rivelatrici e politiche, e sconvolgenti, di questo film). Vincerà premi, girerà il mondo. Il pubblico arthouse ne sarà conquistato come i giornalisti qui a Berlino, e piangerà calde lacrime alle traversie della coppia protagonista. Capolavoro sfiorato, ma non raggiunto. Nella parte conclusiva troppe cose si accomodano e si incastrano, ogni complessità e ambiguità è piallata via, e manca quel vigore di Ja Zhangke, cui il regista Wang Xiaoshuai si apparenta per la predilezione per le storie individuali impstate con la Storia. Ma Wang nella prima parte non sbaglia niente, riuscendo nella quasi impossibile impresa di raccontare una storia popolare nei modi del cinema più alto e rarefatto. Ellissi, passaggi nel tempo e nello spazio repentini, assenza di ogni didascalicismo, quella libertà nel destrutturare ogni linearità narrativa che è il segno di tanto cinema inquieto di oggi. Vincerà sicuramente qualcosa, anzi favorito per l’Orso. Solo dopo averlo visto  mi sono reso conto che Wang Xiaoshuai aveva portato nel 2014 a Venezia in concorso Red Amnesia , con la Rivoluzione cultuale a segnare anche lì vite e destini.

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2 risposte a Berlinale 2019. Recensione: SO LONG, MY SONG, un film di Wang Xiaoshui. Dalla Cina ancora ottimo cinema

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